
Lo stemma di Terlizzi Nello scudo sono raffigurate tre torri merlate emergenti a loro volta da una più ampia torre circolare di basamento. Sulla torre centrale, più alta e possente, è collocata la figura di S. Michele Arcangelo, patrono principale della città; la torre di destra è sovrastata dalla figura del gallo mentre quella di sinistra dalla civetta. Diverse le interpretazione dei due animali comunque non in contrasto tra loro sia che si rivendichi una diretta ascendenza dalla mitologia classica, magari a giustificazione delle presunte origini greche della città come sostenne la storiografia locale ottocentesca (la civetta, sacra a Minerva, è simbolo della prudenza mentre il gallo, caro a Marte, Apollo e Mercurio, simbolo della vigilanza), sia che si considerino tali simboli mutuati dall’araldica rinascimentale, pur sempre di origine classica, che vuole la civetta, in quanto cara ad Atena e poi Minerva, simbolo della scienza e della sapienza e il gallo della fierezza e vigilanza. A indicare i terlizzesi come popolo saggio e fiero.
Gli elementi dello stemma Gli elementi che compongono lo stemma di Terlizzi sono lo scudo, l’elemento decorativo, la corona. Lo scudo in uso nell’araldica civica è del cosiddetto tipo sannitico moderno. Gli elementi decorativi sono rappresentati dai due rami, intrecciati e tenuti uniti in basso da un nastro annodato di colore rosso, di alloro (a sinistra) e di quercia (a destra), completi dei frutti che, nella simbologia araldica, richiamano la gloria e la forza. Scudo ed elementi decorativi sono sovrastati dalla corona disciplinata anch’essa da precise norme araldiche. Da tali norme apprendiamo che la corona di Comune “è formata da un cerchio d’argento aperto da quattro pustelle (tre visibili) con due cordonate a muro sui margini, sostenente una cinta aperta da sedici porte (nove visibili) ciascuna sormontata da una merlatura a coda di rondine, il tutto d’argento e murato nero” (art. 97 R.D. 7 giugno 1943, n. 652).
Un po’ di storia Lo stemma attuale è diverso da quello in uso sino agli inizi del secolo scorso e dipinto, insieme all’allegoria dell’Italia, sulla volta della sala consigliare risalente al 1901. Originariamente lo stemma -il più antico che si conosce è raffigurato sulla campana del 1580 ora nel campanile al vela della chiesa del cimitero ma voluta dal sindaco del tempo Pontiano Brigazza- differiva per gli animali delle torri laterali: due pennuti uguali difficilmente identificabili. Analoga la rappresentazione sugli stemmi scolpiti attualmente murati nell’androne del Palazzo di Città e soprattutto quello, più noto, sulla facciata della torre normanna in Piazza Cavour. Per Gaetano Valente, autore di studi e saggi sulla storia medioevale e moderna di Terlizzi, “deve essere stato nel contesto storico tra il 1529 e il 1532, che Terlizzi, tornata libera dopo la condanna, per tradimento, di Ferrante Orsini, suo ultimo signore, e prima che venisse barattata dall’imperatore asburgico Carlo V con la rocca di Monaco, si diede un proprio stemma sostituendo il cimiero, sopra la torre maggiore, con l’immagine del suo patrono e gli orsi sulle due torri minori”.
A cura del Comune di Terlizzi
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