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Michele De Napoli (Terlizzi 1808-1892) Nacque a terlizzi nel 1808. Nel 1828 partì per Napoli dove, per rispettare la volontà del padre avvocato, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza, conseguendo la laurea nel 1833. Nello stesso anno si iscrisse, per seguire le proprie inclinazioni, al Reale Istituto di Belle Arti, diventando uno dei migliori allievi di Costanzo Angelici. A partire dal 1873 partecipò a diverse edizioni dell’esposizione borbonica, riportano molti successi con tele come la morte di Alcibiade e il Prometeo che anima la statua con la scintilla rapita al carro del sole (premiato con medaglia d’oro). Nel 1838 si trasferì a Roma. De Napoli realizzò anche due affreschi (1853) per la chiesa di San Domenico a Napoli raffiguranti: San Tommaso che redige l’ufficio del sacramento eucaristico e San Domenico che disputa con gli Albigesi. Allo stesso periodo si ascrive la gran parte della produzione religiosa dell’artista. Un aspetto poco noto della produzione dell’artista fu quello delle decorazioni dei sipari per alcuni teatri tra cui il Piccinni di Bari. Di tali opere si conservano alcuni studi o acquerelli a Terlizzi. Dopo la caduta dei Borboni ricoprì diverse cariche istituzionali sia a Napoli, sia a Terlizzi, dove tornò nel 1863, alla morte del padre. Disilluso dall’incomprensione dell’ambiente terlizzese, a partire dal 1876 riprese a dipingere, soprattutto tele riguardanti temi religiosi, come la Maddalena penitente, oggi conservata presso la cattedrale di Terlizzi. De Napoli ebbe anche una notevole attività di ritrattista. La maggior parte di questi dipinti sono conservati presso la pinacoteca di Terlizzi.
Gioacchino Gesmundo Nato a Terlizzi (Bari) il 20 novembre 1908, ucciso alle Fosse Ardeatine (Roma) il 24 marzo 1944, insegnante, Medaglia d’oro al valor militare alla memoria. Docente di Storia, Filosofia e Pedagogia presso il liceo scientifico "Cavour" di Roma si affermò ben presto negli ambienti culturali della capitale per le " sue qualità di studioso, per la sua vasta cultura, per la profondità dei suoi pensieri, per la generosità del suo carattere, per il suo rigore morale, per la sua operosità" (cfr. " Gioacchino Gesmundo L’altro martire di Terlizzi" di Antonio Lisi – associazione turistica pro-loco Terlizzi, 1993). Iscritto al Partito Comunista, nelle fila della Resistenza romana prese parte alla guerra di liberazione. Sotto l’occupazione tedesca ospitò nella sua casa di via Licia, prima la redazione clandestina dell’Unità - che diresse come redattore capo - e poi l’arsenale dei GAP (Gruppi di Azione Patriottica) romani, di cui faceva parte. Arrestato il 29 gennaio 1944, a seguito di un’irruzione della polizia fascista mentre stava preparando un’azione di sabotaggio contro i mezzi di trasporto tedeschi, il professore fu condotto nelle segrete di via Tasso dove fu sottoposto ad interrogatori durissimi. Nel Museo Storico della Liberazione di via Tasso è ancora oggi custodita la sua camicia insanguinata. Condannato a morte dal tribunale speciale fu assassinato il 24 marzo 1944 alle Fosse Ardeatine. Nella motivazione della ricompensa al valore si ricorda che "venne sottoposto per un mese intero a inenarrabili torture, stoicamente sopportate a tutela del segreto militare e politico che custodiva. Condannato dal Tribunale di guerra tedesco alla pena capitale, con la fermezza degli Eroi affrontò la morte alle Fosse Ardeatine tramandando ai posteri fulgida prova di fede nella dura lotta per la conquista della libertà".
Don Pietro Pappagallo Don Pietro Pappagallo nacque a Terlizzi il 28 giugno 1888. A Roma fece parte del Collegio dei Beneficiati della Basilica di Santa Maria Maggiore e Padre spirituale delle Suore di Gesù Bambino in via Urbana, fu vice parroco della Basilica di San Giovanni in Laterano e segretario del Cardinal Ceretti. La vita di Don Pietro Pappagallo, fin dal suo arrivo a Roma nel 1925, è a favore e in aiuto agli operai romani; il sacerdote pugliese diventa il loro riferimento spirituale. Dagli Anni Trenta frequenta alcune famiglie ebraiche, in particolare i Finzi, che vivevano nella zona di San Giovanni. A testimonianza della generosità e dell’opera spirituale di Don Pietro esiste una bella lapide, (…) sulla facciata dell’abitazione del sacerdote, martire ardeatino, in via Urbana 2. Ritornando indietro nel tempo, immagino quanto sia stato importante per alcuni giovani disoccupati arrivare a quell’indirizzo, per ricevere un aiuto, un conforto, un sostegno concreto, un documento necessario per sopravvivere, degli indumenti per sfuggire agli arresti dei fascisti e delle loro polizie, una via di salvezza per chi era braccato e perseguitato. La Gestapo trascinava gli arrestati in via Tasso o al carcere di Regina Coeli, così fu tragicamente la mattina del 29 gennaio 1944 in cui Don Pietro fu arrestato dalle SS tedesche e dai fascisti italiani. Gino Crescentini, la spia fascista al servizio dei tedeschi, con altri delatori aveva realizzato il suo disegno: eliminare Don Pietro Pappagallo, figura attiva del fronte militare clandestino della Resistenza. (…) In via Tasso i tedeschi chiamavano il prigioniero Don Pietro “Corvo Nero”. Nessuno tentò dal 29 gennaio 1944 al 23 marzo di portare un aiuto e un conforto al sacerdote in mano ai nazisti. Figura umana e civile degna di un pastore autentico che non abbandona la sua missione nel pericolo e di fronte alla tragedia del male. Georges de Canino, 2005
Giuseppe Millico Millico nacque nel 1739 a Terlizzi, (…) ed iniziò la sua carriera in modo alquanto oscuro: al giorno d'oggi poche sono le fonti che possono dar luce a questo primo periodo di formazione del cantante. Si sa che a Vienna nel 1769 interpretò la parte del primo uomo in PARIDE ED ELENA di Gluck,(…). La reazione di Millico appena vide la parte che Gluck aveva pensato per lui, fu negativa: era arrivato a pensare che i suoi nemici cercassero di rovinarlo: dopo la rappresentazione dell'opera di Gluck dovette ricredersi dal momento che fu un successo: da quel momento Millico divenne un sostenitore di Gluck, nonchè maestro di sua nipote. Millico pochi anni dopo questi fatti partì per l'Inghilterra col compositore Sacchini: ma a Londra venne organizzata una campagna spietata dai suoi nemici, tanto che sia lui che Sacchini fecero fatica ad imporsi. Ma quale era la ragione delle ostilità contro Millico? Pare derivassero dall'aspetto di Millico: era infatti insolitamente scuro di carnagione e bruno di capelli, e quindi poteva avere sangue negro o moresco nelle vene. Sebbene osteggiato dal razzismo, Millico seppe affermarsi attraverso la sua bravura, e Sacchini trionfò, facendo ricredere chi aveva sempre sostenuto che Millico non sapeva cantare e che Sacchini non avrebbe potuto comporre un gran ché. La collaborazione fra i due artisti divenne elemento solito, tanto che Millico venne identificato in Inghilterra con la musica di Sacchini, (…) Millico invece dopo questi consensi partì per un impegno assunto a Berlino. La signora Thrale, una coeva che ebbe modo di assistere alle rappresentazioni in cui Millico partecipò, scrive che "Millico doveva cantare queste parole "I come my Queen to chaste delights", ossia "Vengo dalla mia Regina per caste gioie", e invece le cantò così "I comb my Queen to catch the lice" ossia "Io pettino la mia Regina per prendere i pidocchi". Nel 1779 circa ritornò a Napoli, essendo nominato maestro della cappella Reale, veste in cui impartì lezioni a Lady Hamilton e a Giuseppe Aprile, altro musico cantore (…). Millico, si espresse come compositore, ottenendo consensi fra cui quelli di Mattei e Arteaga (ricordiamo fra i suoi lavori LA PIETA' D'AMORE e LA ZELINDA). Si spense a Napoli nel 1802. Arsace, Civico Museo Bibliografico Musicale, Bologna
Michele Signorile Nato a Terlizzi il 1905, fu residente a Roma dal ‘35. Autodidatta. A vent’anni si arruolò nelle Forze Armate in cui conseguì, nel ’32, la promozione al grado di Maresciallo a scelta dell’Esercito. Ha pubblicato raccolte di poesie in lingua ed in vernacolo. Ha scritto saggi su: Dante, Carducci, Pascoli, De Amicis, D’Annunzio, Michelangelo, Leonardo, Mazzini, Diaz. Ha, inoltre pubblicato “L’Umanesimo nel nostro tempo” e “Note sulla Disfida di Barletta”. E’stato collaboratore di riviste e giornali quali “Tazzinetta Benefica” e “Giornale Letterario” a Milano, “Tripode” di Siracusa, “Sentiero Tricolore” di Napoli, “Unicine” di Roma. Insignito di Decorazioni, Onorificenze e Nomine Accademiche. Ha ottenuto lusinghieri riconoscimenti in molteplici Concorsi Letterari a carattere nazionale ed internazionale, tanto da essere nominato nel ’76 Accademico dell’Istituto Accademico Internazionale Ferrarese e nel ’77 “Accademico di Merito” dell’Accademia Culturale d’Europa. Ferrante de Gemmis Ferrante de Gemmis naque a Terlizzi il 14 aprile 1732 da Tommaso de Gemmis, barone ed amministratore di Terlizzi. A undici anni si trasferì a Napoli, affidato alle cure del prozio ministro Ferrante Maddalena. Laureatosi in diritto all'Università di Napoli divenne allievo ed amico dell'illuminista Antonio Genovesi, con cui mantenne cospicua corrispondenza epistolare. Il ministro Maddalena lo introdusse negli ambienti più esclusivi della corte partenopea istituendolo, alla fine, erede universale. Nel 1752 fu nominato giudice a Cava de' Tirreni ma rinunziò alla carica per ritirarsi a Terlizzi nel 1754. Qui si dedicò ai suoi studi di filosofia e diede vita ad una fervida attività culturale rivelandosi esponente primario della cultura illuministica della regione. Istituì una Accademia a Terlizzi, vero e proprio cenacolo culturale con scopo di ricerca scientifica. Purtroppo, non ottenendo l'approvazione Reale perché sospetto centro di idee liberali, l'Accademia dovette chiudere ma gli incontri culturali proseguirono ufficiosamente per anni. Fu governatore di Terlizzi e promosse il riscatto della città dal diritto dell'ius moliendi, diritto di molitura, che aveva donna Eleonora Giudice, duchessa di Giovinazzo. Fondò il Conservatorio delle Orfanelle nel 1769 e nello stesso anno aprì le scuole pubbliche con reale approvazione. Operò al riordinamento dell'amministrazione della Città divenuta Regia, con la distinzione dei ceti nel 1774. Morì a Terlizzi, largamente stimato, il 21 aprile 1803. Delle sue opere letterarie e filosofiche, che volle pubblicate anonime per modestia, tutto è andato perduto, meno un libro storico intitolato "Tavole cronologiche della Storia Universale".
Gennaro de Gemmis Gennaro de Gemmis naque a Bari il 19 novembre 1904, discendente da una antica famiglia di Terlizzi. Si laureò nel 1928 in ingegneria e poi in chimica. Negli anni ’30 iniziò a collezionare carte e libri vecchi, oggetti d’arte ed antiquariato presso archivi privati e pubblici, famiglie nobili decadute e chiese ed a raccoglierli in una villa nei pressi di Terlizzi, villa San Giuliano, conosciuta anche col nome di "villa dei porci" per via delle statue rappresentanti scrofe poste a lato di uno dei viali di accesso. Numerosi furono gli studiosi che si interessarono della sua raccolta tanto che Terlizzi, negli anni dell’immediato dopoguerra venne alla ribalta della notorietà tra gli studiosi italiani e stranieri grazie alla raccolta bibliofila ed artistica di villa San Giuliano. Un frequentatore ne fu Benedetto Croce. Accanto a questo impegno culturale Gennaro creò una stazione agraria sperimentale a Terlizzi, specializzata in floricoltura, con tecniche avanzate e serre attrezzate. Nei suoi numerosi esperimenti di botanica ideò alberi di pere a sviluppo orizzontale con lo scopo di ridurre la distanza tra le piante. Per primo sperimentò metodi che oggi sono alla base della coltivazione dei fiori e condusse esperimenti di modificazione genetica su piante per permetterne la coltivazione alle latitudini alle quali viveva. Le sue serre furono ricche di piante grasse tra le più rare al mondo, tra cui duecento bulbi di tulipani rarissimi, acquistate nei suoi viaggi in ogni parte del mondo. Il 18 febbraio 1952 l'immensa raccolta costituita da ventimila libri, centomila documenti pergamenacei e cartacei fu donata alla Provincia di Bari, il 15 maggio 1960 fu inaugurata la Biblioteca Provinciale "Gennaro de Gemmis", oggi ospitata nella Chiesa di Santa Teresa dei Maschi, diretta dal barone fino alla sua morte. Morì celibe in circostanze misteriose a Milano il 22 marzo 1963. Dal 1989 la villa è sede dell'Istituto Professionale per l'Agricoltura a lui intestato. Terlizzi è oggi chiamata "città dei fiori" a lui si deve la vocazione floricola del paese e forse dell’intera regione.
Michele de Gemmis Michele de Gemmis nacque a Terlizzi il 16 maggio del 1799. Laureatosi in giurisprudenza presso la Regia Università di Napoli fu giudice di tribunale civile ed illustre scrittore giuridico. Tra le numerose pubblicazioni: “Disamina sul duello” Trani, Tipografia Cannone 1861 “Osservazioni sul progetto di legge per l’abolizione dell’arresto personale in materia civile” Trani, Tipografia Cannone 1863 “Esame critico sulla proposta ministeriale al Parlamento nazionale per l’incameramento dei beni delle corporazioni religiose” Bari, 1865. “Disamina sullo stato discusso del municipio di Terlizzi” “Osservazioni sull’attribuzione dei giurati nelle corti di Assisse” Trani, Tipografia Cannone 1872 Morì a Terlizzi nel 1871. Gaetano Valente “Feudalesimo e feudatari: Terlizzi nel Settecento” Edizioni Mezzina, 2004. “Memorie dei de Gemmis” Edizioni Rossi, Bari
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