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Secondo il mito popolare, l'icona della madonna venne rinvenuta da un pastore bitontino che, per cercare una sua pecora smarrita, si accorse di una fenditura tra la fitta vegetazione. Tale fenditura lo condusse in una grotticella praticata in una anfrattuosità del sottosuolo carsico dove, appoggiata ad uno sperone di roccia, c'era la bella immagine della Vergine con il Bambino. Il pastore corse ad avvertire quanta più gente possibile e, dopo poco, sul luogo del ritrovamento accorse una moltitudine di gente, sia bitontina che terlizzese. Tutti volevano appropriarsi dell'icona per venerarla. Per dissipare ogni forma di contesa e di lotta, trattandosi di immagine sacra, venne deciso di posizionare l'immagine su di un carro che sarebbe stato trainato da due buoi: uno terlizzese, e l'altro bitontino. L'icona sarebbe stata della cittá verso cui si fossero diretti i buoi. Il caso volle che durante il tragitto intrapreso dai due buoi, quello terlizzese con una incornata accecò l'occhio sinistro del bue bitontino costringendolo a deviare verso la via che conduceva verso la sua stalla: a Terlizzi. I terlizzesi festosi, gioiosi e inorgogliti per quel grande dono ricevuto, attribuirono a tale evento un segno del volere divino. Grande festa fecero all'arrivo in cittá del carro trainato da i due buoi su cui era posta l'immagine della Madonna con il Bambino. Fu cosí che da allora i terlizzesi cominciarono a considerare l'effige della Madonna ritrovata a Sovereto come la loro Patrona, festeggiandola e portandola in processione per le vie della cittá su di un carro. Negli anni i terlizzesi hanno voluto rendere il carro sempre più grandioso e magnifico fino a raggiungere dimensioni, forma e caratteristiche quali quelle che noi attualmente ammiriamo.
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