Piccola Storia del Carro Trionfale

Festa MAggiore - Carro Trionfale

Il Carro Trionfale di Terlizzi rappresenta oltre la maestosità delle sue misure e delle sue forme i tratti tipici della devozione contadina legata al culto dei Santi Patroni, dove gli elementi fondamentali a richiamo per i centri agricoli dell'entroterra sono infatti la “terra” e il “carro”.

Cosa rappresenta il Carro Trionfale?

Il preambolo leggendario, riconducibile all'XI-XII secolo, narra che un pastore bitontino portando le sue pecore a pascolare nel bosco del Sovero, nel territorio terlizzese, ne perse una.

La ritrovò con una zampa incastrata in un rovo che copriva una grotta sotterranea che custodiva il quadro della Madonna Nera venerato a Terlizzi.

Il Carro trionfale riprende quello che fu il “giudizio di Dio” cioè la soluzione della disputa sorta tra i due paesi subito il rinvenimento dell'icona.

Il quadro fu posto su un carro agricolo trainato da due buoi, uno terlizzese e uno bitontino, e posti in direzione dei rispettivi paesi.

Nel momento in cui il bue bitontino stava per vincere la sfida, il bue terlizzese incornò l'occhio di quello bitontino, riuscendo a dirigere il carro verso la città di Terlizzi e decretando, attraverso la decisione divina,

Ispirato al racconto popolare, nacquero le primissime edizioni del carro trionfale, del quale si hanno notizie dal 1749, dove “pittore di carta” e “maestro del carro” che modellavano i soggetti della macchina da festa, ogni anno lasciata alla loro fantasia senz aun progetto definitivo.

Il carattere sempre più solenne e spettacolare della festa, complice anche il riscatto feudale del 1773, mise in competizione sempre più forte gli artigiani terlizzesi arricchendo il “carro” di quegli elementi poi ripresi dal progetto definitivo del Maestro Michele De Napoli, negli anni del sindacato della città, come le protome bovine di cartapesta sulla parte prodiera (con il bue bitontino sulla sinistra che riporta l'occhio ferito e il bue terlizzese con il corno insanguinato), la statua di San Michele Arcangelo, altro Patrono della città di Terlizzi, e la forma che conserva ancora oggi.

Anche il tragitto del carro trionfale ha subito continui ampliamenti, diventando un elemento portante della progettazione urbanistica della città, passando dall'iniziale tratto tra la Chiesa di Santa Maria della Stella fino all'attuale Piazza Cavour al percorso che finì per interessare tutto lo stradone, come testimoniato anche dall'opera dell'artista terlizzese Raffaele De Lucia, “il trionfo in borgo”, “fotografia” di una Festa che si districava per tutta l'antica cinta muraria, con il modello del carro del 1869 nonché lo sprito e lo scenario fiabesco, tra luci, mongolfiere e fuochi pirotecnici, mista alla devozione rappresentata dalle autorità civili e religiose e la Confraternita,

È dal 1868 infatti che l'artista Michele de Napoli e lo scenografo Raffaele Affaitati approdarono al modello definitivo della Macchina da Festa, rimasto archetipo del carro trionfale nel corso del tempo fino ai giorni nostri.

Il 22 agosto del 1991, in anni bui per la storia d'Italia e di Terlizzi, il rogo del Carro trionfale spezzò un fragile clima di calma apparente per la città (gesto rimasto ancora impunito), colpendo la città proprio nel suo “simbolo”; suscitando sdegno e sgomento nel paese ma anche facendo nascere una grande macchina di devozione ed impegno, ricostruendo il campanile mobile con il contributo dei cittadini e dell'amministrazione, degli ebanisti fratelli Tangari, degli artisti Maria Bonaduce, Enzo Sforza, Maddalena Cipriani ed Antonio Volpe che ridipensero le tele sui modelli originali, dell'architetto Michele Gargano e degli storici mons. Gaetano Valente e Angelo D'Ambrosio. facendolo tornare a sfilare tra le ali di folla osannante, inalterato a cominciare dai tre elementi portanti, la Beata Vergine, San Michele Arcangelo e la gioia dei bambini, da sempre curiosi e felici ospiti sul Carro Trionfale.

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